Pao in Basilica
Architettura sospesa tra basilica vitruviana, stratigrafie medievali e luce contemporanea
ABSTRACT
Nel cuore di Fano, il loft di Pao Atelier si innesta dentro una delle aree archeologiche più significative della città: il luogo della Basilica di Vitruvio, del monastero di San Daniele e dell’antico essiccatoio ottocentesco poi divenuto Palazzo Bozzoli. Il progetto abita questa complessità attraverso una verticalità di circa 14 metri che connette i cunicoli medievali alle capriate storiche, interpretando la sospensione come gesto architettonico e come continuità con le colonne vitruviane riemerse nel 2026 davanti alle sue vetrate. Materiali naturali, luce calibrata, ventilazione marina e presenza vegetale costruiscono un ambiente che dialoga con la storia profonda del luogo, trasformandola in spazio contemporaneo, vivo e abitabile.
Nel cuore di Fano, il loft progettato dagli architetti Silvia e Omar Toni, sede del loro studio Pao Atelier, nasce all’interno di un’area storica e archeologica di straordinaria complessità, attraversata nei secoli da edifici e funzioni diverse. In epoca romana ospitava la Basilica di Vitruvio; attorno al 1220 vi sorgeva il monastero di San Daniele; nel 1888 venne costruito l’essiccatoio dei bachi da seta, trasformato poi nel 1914, con il tamponamento delle sue tredici arcate, nell’attuale Palazzo Bozzoli, edificio commerciale al piano terra con residenze al livello superiore.
Il loft occupa due moduli 6×6 delle tredici arcate originarie e si apre verso piazza Avveduti e piazza Andrea Costa, oggi area degli scavi archeologici dedicati al recupero della Basilica di Vitruvio. È qui che, nell’aprile 2026, sono stati abbattuti i grandi tigli storici (impianto arboreo precedente al 1910) che filtravano la luce e ne modulavano le stagioni, segnando profondamente il microclima e la percezione del luogo.
Affacciati direttamente sugli scavi, gli architetti hanno seguito in tempo reale le scoperte dell’inizio 2026: il ritrovamento delle colonne della Basilica ha rivelato che il loft sorge esattamente dentro il perimetro dell’antica basilica romana. Gli scavi avviati nel gennaio 2026 hanno riportato alla luce cinque colonne, una delle quali affiora proprio davanti alle grandi vetrate dello studio.
La storia sotterranea del luogo era però già emersa nel 2000, durante i lavori di ristrutturazione del loft: un cedimento del pavimento riportò alla luce l’antica scala del monastero di San Daniele, che scende sotto il piano romano e si apre in cunicoli voltati diretti verso il cuore medievale della città vitruviana. È lo stesso luogo legato alla leggenda dell’“anima dannata” che, nelle notti senza luna, sarebbe uscita dall’antico Vicolo dell’Inferno (oggi ingresso del loft) per poi ridiscendere nel sottosuolo attraverso la chiesa di San Michele, dopo aver oltrepassato l’Arco di Augusto.
In questo intreccio di epoche — romana, medievale, novecentesca e contemporanea — il progetto del loft costruisce nuovi equilibri: materiali naturali, luce calibrata, continuità tra passato e presente, tra paesaggio urbano e territorio. Gli architetti hanno definito il loro intervento come una “riqualificazione organica stratigrafica”, capace di mettere in dialogo capriate antiche, mattoni a vista e nuovi volumi sospesi.
Sovrapposto alla storia, il progetto sviluppa la propria identità abitativa in verticale, lungo un’altezza di circa 14 metri che collega l’ingresso ai cunicoli sotterranei della Fano antica fino al colmo delle capriate di Palazzo Bozzoli. Questa verticalità è il cuore del progetto: piani sospesi, vuoti che si aprono verso l’alto, un ritmo ascensionale che richiama le colonne vitruviane che un tempo si innalzavano nello stesso punto.
Le recenti scoperte archeologiche — cronologicamente ultime ma in realtà più antiche di duemila anni — hanno finito per convalidare retroattivamente i canoni progettuali scelti dagli architetti: un’architettura che si solleva dal suolo, dialoga con la luce e interpreta la sospensione come forma di continuità con la storia profonda e immersiva del luogo.
Parallelamente, il progetto ha richiesto un approfondimento sulla qualità energetica dello spazio, attraverso consulenze specifiche integrate nella ristrutturazione, con l’obiettivo di equilibrare comfort e prestazioni per le nuove funzioni contemporanee. La scelta dei materiali — legno, metallo, vetro, ardesia — è stata guidata dall’intento di tessere un continuum con quelli storici ripristinati, creando una trama coerente tra passato e presente.
L’uso e la disposizione dei materiali rispondono alla qualità della luce naturale diurna e a quella artificiale notturna, con attenzione al comfort visivo, tattile e percettivo, in linea con le competenze progettuali che privilegiano il calore e l’accoglienza dello spazio. Uguale cura è stata dedicata al respiro del paesaggio marino: i venti del nord, Bora e Maestrale, penetrano negli ambienti durante l’estate e, uscendo dalle aperture del tetto, generano una ventilazione naturale che accompagna la vita quotidiana.
L’elemento vegetale, disposto come un giardino verticale interno, diventa parte integrante dell’arredo: una presenza viva che modula luce, temperatura e percezioni, restituendo al loft un ritmo naturale e una continuità con il paesaggio esterno.
english
Pao in Basilica
Architecture suspended between the Vitruvian basilica, medieval stratigraphies and contemporary light
ABSTRACT
In the heart of Fano, the loft of Pao Atelier is embedded within one of the city’s most significant archaeological areas: the site of the Basilica of Vitruvius, the monastery of San Daniele, and the nineteenth‑century silkworm drying house later transformed into Palazzo Bozzoli. The project inhabits this complexity through a vertical span of approximately 14 meters that connects the medieval tunnels to the historic trusses, interpreting suspension as both an architectural gesture and a continuity with the Vitruvian columns that resurfaced in 2026 before its windows. Natural materials, calibrated light, maritime ventilation and vegetal presence shape an environment that dialogues with the site’s deep history, transforming it into a contemporary, living and inhabitable space.
In the heart of Fano, the loft designed by architects Silvia and Omar Toni, home to their studio Pao Atelier, stands within a historic and archaeological area of extraordinary complexity, shaped over the centuries by different buildings and functions. In Roman times it hosted the Basilica of Vitruvius; around 1220 the monastery of San Daniele rose on the same site; in 1888 the silkworm drying house was built, later transformed in 1914—through the infill of its thirteen arches—into the current Palazzo Bozzoli, a commercial building on the ground floor with residences above.
The loft occupies two 6×6‑meter modules of the original thirteen arches and opens toward Piazza Avveduti and Piazza Andrea Costa, now the site of archaeological excavations dedicated to the recovery of the Basilica of Vitruvius. It was here, in April 2026, that the large historic lime trees (a planting predating 1910), which filtered the light and modulated the seasons, were felled—an act that profoundly altered the microclimate and perception of the place.
Overlooking the excavations, the architects followed in real time the discoveries made in early 2026: the unearthing of the basilica’s columns revealed that the loft stands exactly within the perimeter of the ancient Roman basilica. The excavations begun in January 2026 brought to light five columns, one of which emerges directly in front of the studio’s large windows.
Yet the underground history of the site had already surfaced in 2000, during the loft’s renovation works: a floor collapse revealed the ancient staircase of the monastery of San Daniele, descending below the Roman level and opening into vaulted tunnels leading toward the medieval heart of Vitruvian Fano. It is the same place tied to the legend of the “damned soul” which, on moonless nights, was said to emerge from the old Vicolo dell’Inferno (now the loft’s entrance) before descending again underground through the church of San Michele, after passing under the Arch of Augustus.
Within this interweaving of Roman, medieval, twentieth‑century and contemporary layers, the loft project constructs new balances: natural materials, calibrated light, and a continuity between past and present, between urban landscape and territory. The architects describe their intervention as an “organic stratigraphic redevelopment,” capable of bringing ancient trusses, exposed brickwork and new suspended volumes into dialogue.
Superimposed upon history, the project develops its residential identity vertically, along a height of about 14 meters that connects the entrance to the underground tunnels of ancient Fano and rises to the peak of Palazzo Bozzoli’s historic trusses. This verticality is the core of the project: suspended floors, voids opening upward, an ascensional rhythm recalling the Vitruvian columns that once stood in the same place.
The recent archaeological discoveries—chronologically the latest yet in fact more than two thousand years older—have retroactively validated the design principles chosen by the architects: an architecture that lifts itself from the ground, dialogues with light, and interprets suspension as a form of continuity with the deep, immersive history of the site.
At the same time, the project required an in‑depth study of the space’s energy performance, through specific consultancy integrated into the renovation, with the aim of balancing comfort and efficiency for contemporary uses. The choice of materials—wood, metal, glass, slate—was guided by the intention to weave a continuum with the restored historical elements, creating a coherent fabric between past and present.
The use and arrangement of materials respond to the quality of natural daylight and nighttime artificial light, with attention to visual, tactile and perceptive comfort, in line with design skills that privilege warmth and spatial hospitality. Equal care was given to the breath of the maritime landscape: the northern winds, Bora and Maestrale, enter the interior during summer and, exiting through the roof openings, generate a natural ventilation that accompanies daily life.












